Irinushka ha scritto:
Non vi sembra che se cominciamo a percepire il vuoto come un soggetto vero e proprio, a percepire la sua consistenza, il suo modo di fare, la sua natura, i suoi algoritmi, la sua vitalità ecc. (Light, tanto di cappello per aver sviluppato così bene lo stato delle cose

), questo vuol dire che… sta cambiando qualcosa in noi, nella materia di cui siamo fatti, nel nostro sistema percettivo, nei nostri radar della presenza?
Che nel nostro ordine del pensiero, nella nostra forza del pensiero, nelle nostre unità elementari del pensiero stiamo andando oltre l'orizzonte?
Magari il vuoto è proprio questo background al contrario, una specie di anti-sonoro, di anti-play, che dovevamo raggiungere e toccare dal vivo (come uno zero zero del sistema delle coordinate della stabilità esistenziale) e "prenderlo come un nostro legittimo riferimento di base"

, come un nostro co-creatore per manifestare le armoniche naturali del nostro vocale, del nostro play?
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P.S. E' divertente che l'argomento del vuoto sia venuto fuori nella rubrica degli argomenti non in elenco...

Si, quando parlavo della Non-Località è esattamente questo che intendevo.
Granparte delle persone pensano che la materia(la forma separata dall'altra forma, la località separata dall'altra località) sia la cosa concreta, in questo modo vedono il mondo come un qualcosa senza via d'uscita, come una prigione dove vieni al mondo a mani vuote e a mani vuote te ne vai.
Eppure ora si sta scoprendo che la materia non è affatto la cosa concreta bensì è concreto ciò che la compone: il Vuoto.
Materia dal latino Mater, la Materia è fatta da un Ventre, da uno spazio/non spazio vuoto, su cui tutte le forme vengono manifestate, ciò che mi viene riferito essere il Calice.
Le forme sono "ciò che riempie quel ventre", e qua non capisco mai se riesco a farmi capire quando affermo che "ciò che riempie quel ventre" non è un qualcosa di concreto come intendiamo oggigiorno noi la concretezza materiale, bensì è un qualcosa più simile ad una aspirazione(che per me è concretezza mentre per molti non lo è), ad un ottenimento chiamato anche Fine o Obiettivo.
Così la Fine o il Fine, è l'ottenimento di uno stato di pienezza, mentre il Principio è quel mattone base, Vuoto. Il Fine, l'ottenimento non sarà mai reale fintantochè non prenderemo in considerazione il Principio invece di ignorarlo. Il Fine, la Realizzazione, potrà esistere solo se il Principio viene ap-PRESO, agganciato.
Siamo quindi stati mandati per trovare pienezza e realizzazione di Noi stessi arrivando finalmente a capire che il Principio è il luogo/non luogo Concreto da cui partire che non è il principio materiale bensì quello spirituale, per avere l'ottenimento della pienezza. Riconoscendo dunque in primis che non v'è morte e che lo Spirito è eterno e libero da prigioni che lo legano ad una determinata dimensione come può essere quella della materia.
La pienezza non è l'ottenimento di una materialità come tutti sappiamo, bensì è l'ottenimento di uno stato e-motivo che si può definire come felicità o è-stasi.
Il fine è vivere il Paradiso.
Occorre partire da ciò che molti chiamano e giudicano come "inferno".
Di fatto da quel Buco da quel Vuoto molti scappano per paura di vedere tutti i propri mostri interiori (che di fatto sono un artifizio della mente, non reali), scendere nel proprio buco interiore a volte può equivalere a scendere nell'inferno di tutte le cose irrisolte, conflitti, credenze antiche, giudizi, paure di castrazione, che abbiamo dentro di noi.
Ma per vivere il Paradiso sembra che ciò sia necessario, anzi, non "sembra", lo è.
Raggiungere il punto più profondo di sè stessi avendo cuore e coraggio di affrontare tutti i mostri a viso aperto significa BUCARE IL FONDO e comprendere Se stessi appieno. Una volta bucato il fondo si Nasce, si viene partoriti dall'esistenza, si viene alla Luce nella propria pienezza.
I dolori del parto sono ciò da cui scappiamo, i dolori del parto sono quelli in cui ci imbattiamo nel viaggio interiore. Ma come sappiamo la via d'uscita c'è, anche se non lo sentiamo, lo sappiamo da sempre.